Velalonga 2013
Puntuale arriva il messaggio del Cap : “Appuntamento alle 10 in barca, partenza alle 12” …anche quest’anno, come tradizione, Nimar II c’è! 29°edizione della Velalonga, 10° anno di partecipazione della combattiva imbarcazione dell’amico commercialista Carlo Forte…200 vele daranno spettacolo nello specchio d’acqua antistante via Caracciolo… certo, non saranno le colorate e sponsorizzate vele dell’America’s Cup, non ci saranno tutti quei giovanotti stranieri, d’accordo, piuttosto vele canute ed equipaggi multicolor… ma saranno 200, e dico duecento scafi a rincorrersi sotto gli occhi dei napoletani, mica bazzeccole. La Velalonga rappresenta per tutti i velisti napoletani una giornata di festa, piu’ che una regata da affrontare con il coltello tra i denti: l’allegria e la convivialità che si respira sulla banchina della Lega Navale è unica: chiacchiere, abbracci e panini vengono scambiati con affetto sincero. Nessuna regata è piu’ sentita dai napoletani, che mai e poi mai perderebbero questo tributo alla Vela e al Mare, dai pluripremiati olimpici, fino ai piu’ anziani crocieristi, tutti gli amanti della vela si ritrovano in prepartenza a scambiarsi saluti e consigli velici. E per Nimar II è lo stesso…un momento di imperdibile ritrovo per tutti coloro che sono passati sul candido scafo del 31.7, chi per un giorno, chi per un primaverile, chi per tanti anni… un equipaggio unito e riunito dal capitano, commercialista talentuoso e skipper d’eccezione, agguerrito ma sempre gentiluomo con i rivali di regata, ma soprattutto grande aggregatore di svariata umanità. Chi ha fatto una regata su Nimar lo sa, sali in barca e puoi incontrare chiunque: dal mitico Franco (il papà di Carlo), che con un cinquantennio di esperienza nautica ti farà sognare con i suoi racconti di navigazione, e fumando un sigaro ti descriverà minuziosamente la costa..(sapevate che via Partenope è un terrapieno creato poco piu’ di due secoli fa? Beh, io l’ho imparato da lui.); a qualche new entry appena uscita dai corsi di vela della Lega, al vicino di casa di un amico, che Carlo riesce a fondere in un unico e performante equipaggio, tra racconti di tonni suicidi e di raffiche inaspettate. Nel 2012, tra una pizza rustica dell’amata Caterina ed un buono sotto Posillipo, Nimar ha portato a casa la vittoria… tra i dovuti scongiuri del caso, speriamo domani di replicare (scio’ scio’ ciucciuvè!-il velista è scaramantico, si sa.)
Emanuela Verdichizzi
Una meravigliosa giornata di grecale, sole e raffiche oltre i 20 nodi: il Golfo di Napoli offre il meglio di se per la tradizionale festa della vela, dimostrando ancora una volta di essere l’ideale stadio del vento per gli appassionati di questa disciplina. L’equipaggio di NIMAR II è stato puntuale all’appuntamento e ha preso il largo di buon’ora, assieme ad altre 100 imbarcazioni, con lo spirito goliardico e competitivo che lo contraddistingue. Partenza in poppa sotto spi, con le scotte tese a ferro e quell’ondina corta che ha fatto planare i “nimarini” fino al primo giro di boa, quando lo scenario della Velalonga si è mostrato in tutto il suo splendore. Una lunga fila di vele bianche che senza soluzione di continuità ornava il lungomare dal Castel dell’Ovo alla collina di Posillipo, tra gli spruzzi delle prue sbandate e l’aria tersa e luminosa di metà aprile. Immerso in questo spettacolo, non è stato semplice mantenere la concentrazione per l’equipaggio in gara, il quale ha proseguito nell’impegnativo bordo di bolina resistendo in posizione leader. Due entusiasmanti giri del percorso predisposto dall’eccellente organizzazione dell’evento, al termine dei quali NIMAR II ha tagliato il traguardo in terza posizione tra le barche al di sotto dei 10 metri. Rientrati in porto, le festa è andata avanti. Decisamente effervescente l’atmosfera delle gremite banchine della Lega Navale, tra i gran pavese e le barche tirate a lucido. La primavera napoletana ha riportato i nimarini alle maniche corte, ai volti abbronzati ed al piacere di rilassarsi in pozzetto… quando le tensione della regata viene affogata in un bicchiere di birra e l’allegria che unisce questo affiatato gruppo di amici.
By Marcos
"124 miglia percorse... 37 ore e 49 minuti... infinite issate ed ammainate di spi... salti di vento... una regata basata sulla resistenza...1 equipaggio...6 amici...1 piccola ma grande barca. Si è conclusa così la storica regata dei Tre Golfi edizione 2010 a cui il grande equipaggio dei Nimadi ha partecipato!!!!"
L'illusione di dominare il mare e un capitano che sembra Lord Jim
“Molti hanno evocato il Titanic, io ho pensato al romanzo di Conrad e a chi abbandona la nave. La Concordia mentre s'inabissava pareva un animale morente”
di BJöRN LARSSON
Non so se il comandante della Costa Concordia riuscirà ancora a dormire. O se invece sarà perseguitato dai fantasmi delle vittime che ha provocato con la sua folle leggerezza come racconta Joseph Conrad in Lord Jim. Perché il mare sa essere dolcissimo ma non ti perdona: ti fa sentire in balia dell'imprevedibile e può farti prendere una decisione sbagliata. Il romanzo di Conrad ci insegna che in alcuni momenti della vita, anche il migliore marinaio può rivelarsi un uomo inadeguato e infame, pensare a sé prima che agli altri, abbandonando la nave e lasciandosi alle spalle il suo carico umano. Un capitano non è purtroppo al riparo dal panico, dal senso di inadeguatezza rispetto alla prova che deve affrontare. Lord Jim è solo il primo ufficiale ma anche lui è un marinaio e scappa dalla sua imbarcazione mentre sta naufragando. Ma nessun uomo di mare può permetterselo. E questo vale anche per il comandante della Costa Concordia, se mai ha avuto una coscienza. La letteratura non ci aiuta però a capire quel che ha fatto il comandante nei minuti che hanno preceduto l'incidente. L'ipocrisia e la malafede con le quali ha cercato di nascondere il suo comportamento assurdo e imperdonabile, questo sì, mentre era al governo della Costa Concordia con i suoi oltre quattromila passeggeri. Un uomo di mare non si avvicina a pochi metri da un'isola in piena notte, su una imbarcazione di quelle dimensioni. Neanche io che abitualmente navigo su una barca a vela di dodici metri mi sentirei di farlo. Il comandante italiano ha mancato al più elementare dei suoi doveri, proteggere i passeggeri e l'equipaggio. L'ipotesi che lo scoglio del Giglio non fosse segnalato sulla cartina nautica non può essere una scusante. Tutti i navigatori sanno che le carte non sono esatte, dipendono dalle misurazioni e dalle profondità al momento nel quale sono disegnate. Una distanza di sicurezza è sempre necessaria, anche con il Gps e le tecnologie più sofisticate oggi a disposizione. Il peccato mortale del comandante della Costa Concordia è stato di navigare vicino all'isola, di non mettere una distanza di sicurezza per proteggere la sua nave. E tutto questo per fare uno stupido saluto all'isola del Giglio. Si tratta di un errore umano ma non solo. Perché se la prima reazione del comandante è stata quella di togliersi il peso da ogni responsabilità, scaricando la colpa su altri o sulla Natura, il suo naufragio ci obbliga a chiederci quel che resta dell'etica della gente di mare. Io sono convinto che esista ancora. In Italia ho incontrato pescatori che si ribellavano alle norme che impediscono di soccorrere clandestini caduti in mare, perché questa è una regola rispettata da secoli e in ogni conflitto. Forse oggi sono gli armatori che non vogliono più sentir parlare di etica perché significa attenersi a una serie di comportamenti considerati anti-economici, che comportano dei costi lontano dalle regole del profitto. Per me che amo il mare e sono un navigatore, l'immagine della Costa Concordia inabissata per metà, e poi sempre di più, come un animale morente, trasmette un'infinita tristezza anche se non riesco a vedere fino in fondo quell'albergo galleggiante come una nave. Faccio fatica a credere che chi sceglie di andare in crociera, lo faccia per stare a contatto con il mare. Forse conta di più la grandezza della piscina a bordo. Gran parte dei turisti che s'imbarcano sulle crociere sono alla ricerca della comodità e dello svago. Non c'è niente di male in questo, ma il mare è altro. Quando avevo quindici anni, ho fatto un viaggio su un piroscafo di linea tra Copenaghen e New York. In quell'occasione ho provato una certa vicinanza con il mare. In questo caso, seduto su una sdraio a più di dieci piani sopra l'acqua immagino che quello diventi un puro fondale, un'illusione. Mi chiedo se all'interno delle cabine ci sia l'odore di salsedine. Penso di no. In queste ore, è stato evocato il Titanic, naufragato esattamente un secolo fa. Allora, il comandante del transatlantico doveva essere sinceramente convinto che quella nave non potesse affondare, aveva una fede cieca nel progresso. Ma dopo quel naufragio ce ne sono stati altri. L'ultimo nel 1994, il traghetto Estonia nel Mar Baltico. Siamo nel 2012, sappiamo che una nave per quanto grande, lussuosa e tecnologica può colare a picco. I sistemi di sicurezza sono molto elaborati. Ma il problema che rimane è l'uomo e il suo rapporto con il rispetto delle regole. Eppure possiamo continuare ad avere fiducia nel mare e nella nostra voglia di navigarlo. Un bel libro di Fabio Pozzo sul naufragio dell'Andrea Doria (nel 1956), ci ricorda che in questi momenti s'incontrano sempre persone che hanno il coraggio civile e morale di aiutare gli altri. Sono degli eroi, magari per caso, e non diventeranno famosi. Ma è grazie a loro che navigatori come me continuano a salpare verso l'ignoto con speranza.

diario di bordo